sabato 31 marzo 2012

In Perù inspiegabilmente muoiono nuovamente centinaia di delfini

31 marzo 2012 - Hardy Jones, co-fondatore di BlueVoice.org riporta che oltre 600 delfini si sono misteriosamente spiaggiati sulla costa nord del Perù.
I dettagli stanno ancora emergendo nel corso di un evento definito "sconvolgente ed inspiegabile", che è costato la vita di centinaia di delfini lungo la costa peruviana. Jones, che è attualmente a Chiclayo sta indagando sulle morti, è arrivato nel paese Martedì in risposta ad un avviso inviato via e-mail da Dr. Carlos Yaipen Llanos, direttore dell'organizzazione di salvataggio dei mammiferi marini, ORCA Perù.
Nell'Email Jones veniva informato che ben 1.000 erano forse i delfini che si erano arenati lungo la costa peruviana.Jones era già in stato di massima allerta dopo che un evento simile si era verificato nella stessa zona il mese scorso, dove 264 cetacei erano morti su un tratto di 66 miglia di costa a 500 chilometri a nord di Lima.
Jones, Yaipen ed i suoi assistenti, continuano a contare i delfini senza vita Jones ha riferito il devastante conteggio finale tramite Facebook: "Ad oggi abbiamo trovato 615 delfini morti su 135 chilometri di spiaggia a Nord di San Jose,in Peru Questa tragedia è orribile BlueVoice sta lavorando con il Dott. Carlos Yaipen Llanos di ORCA Perù campioni di tessuto... sono stati prelevati e verranno analizzati.

Fonti originali: bluevoice.org - hisz.rsoe.hu
Traduzione a cura di: terrarealtime.blogspot.co.uk

giovedì 29 marzo 2012

I delfini buoni e simpatici? «In realtà sono animali opportunisti e violenti»

Una ricerca americana sfata il mito. Questi mammiferi sono veri predatori e uccidono per sfogare le frustrazioni sessuali

(Reuters)
MILANO - Aggressivi e cattivi non per motivi di territorialità ma solo per il gusto di esserlo; opportunisti e calcolatori quando si tratta di mettere in atto le strategie di caccia e persino stupratori se qualche maschio osa mettere in dubbio la loro autorità. A dar retta agli scienziati dell’Università del Massachusetts – Dartmouth e allo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, questo è l’identikit dei delfini. O meglio, del loro lato oscuro, che stride decisamente con l’immagine dolce e gentile che abbiamo da sempre di questi animali. 
 
LEGAMI ESTENUANTI - Insomma, le favole alla Flipper sarebbero, appunto, solo tali, perché in realtà i delfini sono capaci di azioni da predatori veri, che non esitano a ricorrere alla violenza sessuale per imporsi sui maschi provenienti da altri gruppi. E se già nel 1999 un documentario del National Geographic presentava i delfini non già come pacifici mammiferi, bensì come killer e infanticidi, un successivo studio del giugno dello scorso anno, condotto da un’organizzazione no-profit californiana e pubblicato sul New Scientist, aveva evidenziato come questi animali uccidessero non per procurarsi il cibo, ma per sfogare la loro frustrazione sessuale o per crudeltà pura e semplice. Conclusioni che sembrano essere confermate anche dall’ultima ricerca internazionale, che ha passato sei anni a studiare il comportamento di 120 esemplari che vivono nella Shark Bay, Australia occidentale, scoprendo fra l’altro che il lato curioso dei delfini non è affatto quello di cui parla una nota pubblicità italiana. E’ emerso, infatti, che gli animali vivono in una “società aperta”, nella quale sperimentano periodi di omosessualità e di bisessualità e dove ci si accoppia e ci si lascia dopo un certo periodo di tempo e i legami sono così complicati «da risultare fisicamente e mentalmente estenuanti», secondo il giudizio espresso dal professor Richard Connor, che si è anche detto contento «di non essere un delfino». 

DRAMMA CONTINUO - Quanto alle relazioni quotidiane, i maschi del gruppo ne instaurano di tre tipi (mentre le femmine esaminate hanno mostrato un solo caso di coalizione temporanea): c’è un’alleanza di base, nella quale due o tre maschi cooperano lo stretto necessario per accoppiarsi con una femmina, che può poi sfociare in un’alleanza di secondo grado, che comporta un accordo di più lunga durata, nel quale si compiono attacchi per tenere lontani i maschi di altri gruppi dalle proprie femmine, ma si cerca anche di conquistare le femmine degli avversari. A volte questo secondo livello, che scatena sanguinose battaglie che possono coinvolgere anche più di 20 delfini che si mordono e colpiscono l’un l’altro per il dominio su una femmina, si fa ancora più forte con un terzo ordine di rapporti, che prevede l’accordo con maschi di altri gruppi. E l’aspetto più singolare di questo gioco di alleanze è che non viene inscenato per difendere il territorio, come invece avviene in genere nel regno animale. «La vita sociale dei delfini maschi che ho studiato è davvero molto intensa – ha spiegato il professor Connor a Discovery News – e sembra un dramma continuo». 

Simona Marchetti

29 marzo 2012
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domenica 25 marzo 2012

un esemplare finora sconosciuto  
Indonesia: scoperta la vespa gigante 
Di colore nero lucido, è grande cinque volte l'insetto «normale»

 
Un'esemplare della supervespa
MILANO - Sull'isola indonesiana di Sulawesi è stata scoperta una specie finora sconosciuta di vespa: di colore nero lucido e dalle dimensioni record, grande cinque volte più del suo alter ego «normale». Il segno distintivo dell’insetto sono però i suoi «denti», lunghi come le zampe. Tuttavia, l’animale si trovava già dal 1930 in un museo tedesco. 
 
MANDIBOLA PER BLOCCARE LA FEMMINA - Sembra uscito dal peggiore degli incubi di un insettofobico: sei centimetri di lunghezza, un esoscheletro nero come la pece e una mascella superiore, detta mandibola, allungata in modo bizzarro. Forse un’arma per uccidere? No, ha spiegato l’entomologo Michael Ohl del Museo di Storia Naturale di Berlino. Queste grosse mandibole dall'aria quasi demoniaca sono caratteristiche solo degli esemplari maschi. Spiega Ohl: «Con ogni probabilità la mandibola estremamente pronunciata e curva serve per bloccare la femmina durante la fase di accoppiamento». 

  La vespa mostro    La vespa mostro    La vespa mostro    La vespa mostro    La vespa mostro
Sulawesi a confronto con una vespa normale
SCOPERTA - In realtà, l'insetto è stato scoperto due volte in poco tempo: la prima nel museo e la seconda nella giungla. Lo scorso anno Ohl aveva infatti scovato un esemplare di questa specie nella collezione del museo naturalistico della capitale tedesca, a quanto pare, portato in Germania già nel 1930 durante una spedizione in Indonesia. Qualche settimana più tardi la ricercatrice Lynn Kimsey, dell’università della California, ha trovato una vespa uguale dentro una trappola per insetti nel sud-ovest di Sulawesi. Per classificare l’insolito animale ha perciò chiesto consiglio all’esperto tedesco Michael Ohl e, sorpresa, i due insetti appartengono effettivamente alla stessa specie.
SIMBOLO - La nuova specie, presentata ora dai due studiosi nel numero della rivista scientifica Zookeys, prenderà il nome di Megalara garuda, dal simbolo nazionale indonesiano. «Garuda», infatti, è una divinità della mitologia asiatica, un messaggero alato degli dei, metà uomo e metà animale. Ciononostante, sul suo comportamento in natura non si sa nulla: i ricercatori hanno potuto osservare finora solo esemplari morti.
 
Elmar Burchia

 24 marzo 2012
www.corriere.it

sabato 24 marzo 2012

IL DESTINO DI UN POPOLO DIPENDE DA COSA MANGIA
La vita media è aumentata?

Nella rima metà del 900 l’età media della donna era di 43 anni, quella dell’uomo di 42 circa. Oggi, nel 2012, la vita media, sia della donna che dell’uomo, si può dire sia raddoppiata.
Ma l’EUROSTAT e la CIA, sostengono che negli ultimi quattro anni la nostra aspettativa di vita va accorciandosi.
Nei secoli passati un bambino su tre moriva prima di un anno di vita. Alla fine dell’800 in Italia il 38% circa dei bambini moriva prima dei 5 anni, dal 1950 in poi la mortalità scende progressivamente dal 10% al 3 per mille attuali.
Uno dei punti fermi a sostegno dei vantaggi e dei benefici della medicina convenzionale, a cui fa riferimento molta gente, è che nonostante i danni collaterali delle medicine di sintesi, nonostante gli alimenti, l’aria, l’acqua siano inquinati, la vita media è aumentata, e naturalmente i meriti vengono attribuiti alla medicina che con i suoi farmaci ha contribuito a questo traguardo.
In realtà nel fare il confronto dei dati tra la vita media attuale quella dei secoli passati si esclude l’altissima mortalità infantile, la morte per parto, le guerre, l’estrema fatica cui era sottoposta la gente, la poca igiene e la scarsa alimentazione: se nel paragone si escludessero questi fattori si capirebbe che se le generazioni passate avessero avuto gli agi ed il benessere delle generazioni attuali, cioè cibo in abbondanza, sei ore di lavoro giornaliero, igiene, assenza di mortalità per guerre, assenza quasi del tutto di mortalità per parto e di mortalità infantile ecc. la loro vita media sarebbe stata sicuramente più lunga della nostra.
Sino a pochi decenni fa i pochi che sopravvivevano alle dure condizioni di vita erano di gran lunga più forti e robusti degli anziani contemporanei. I nostri nonni lavoravano i campi fino a tarda età per 10-12 ore al giorno, e chi sa cosa significa zappare la terra può rendersi conto della forza e dell’energia necessaria. Qualunque palestrato oggi credo non sarebbe in grado di zappare o spaccare la legna solo per un’ora. Gente che durante la giornata lavorativa mangiava pane, olive e fichi secchi e la sera a cena, quelli più fortunati, legumi e verdure di campo.
A 70 anni erano curvi e scarniti ma duri come l’acciaio. In sostanza è vero che attualmente la vita degli individui è aumentata rispetto soltanto a 50 anni fa, ma è aumentata la lunghezza della vecchiaia non la salute delle persone che passano gli ultimi venti anni della loro vita tra terapie e analisi di ogni genere facendo la spola tra un ospedale ed una clinica. La medicina attuale, (improntata a intervenire sugli effetti non ad eliminare le cause) conosce tutto della malattia ma poco o niente della salute; è in grado di tenere in vita anche i moribondi perché il suo scopo non è tanto guarire la persona ma curarla, il ché non è la stessa cosa. 

Franco Libero Manco 

mercoledì 21 marzo 2012

Indiani cacceranno Aquile bianche, simbolo Usa
Wyoming autorizza tribu' Arapaho, ne uccideranno due per loro riti

21 marzo 2012 - E' stata una lunga e indefessa battaglia tra il diritto alla libertà religiosa in tutte le sue più arcane espressioni, e la pragmatica necessità di preservare la sopravvivenza delle iconiche aquile bianche, dalla testa calva, simbolo stesso degli Stati Uniti d'America: ora, per la prima volta nella storia dell'Unione, gli indiani della tribù degli Arapaho hanno ricevuto il permesso di cacciare due regali esemplari degli uccelli.
Le leggi federali proibiscono tassativamente l'uccisione della splendida aquila in via di estinzione, ma la concessione agli indiani fatta dallo Stato del Wyoming è stata decisa per rispetto ai riti spirituali degli Arapaho, che richiedono l'utilizzo delle aquile calve. Le danze del sole come quelle delle pioggia, le riunioni tribali che vanno sotto il nome di 'powwows', le mtiche danze del sudore che portano a stati di trance, tutte queste cerimonie religiose utilizzano parti dei grandiosi uccelli: le osse delle aquile sono trasformate in sacri fischietti e strumenti musicali, le piume adornano sacerdoti, uomini della medicina e vanno a creare ventagli.
Ma dagli anni '70, da quando le aquile calve vennero dichiarate specie protetta, per gli Arapaho e' stato difficile condurre i loro riti: l'unica possibilità per procurarsi i resti degli uccelli era rivolgersi al 'Magazzino nazionale delle aquile', a Denver, che raccoglie e distribuisce parti di aquile esclusivamente per cerimonie spirituali. Ma il rifornimento degli uccelli proviene solo dal ritrovamento di aquile morte e quindi la carenza è cronica. Gli indiani hanno lamentato la qualità di quanto ricevuto ed hanno denunciato l'arrivo persino di pezzi di oche invece che di aquile. Per Nelson White, portavoce della tribù Arapaho della riserva Wind River, "quanto successo sinora è inaccettabile. E' come se un cristiano ricevesse una Bibbia tutta rotta dal suo centro di distribuzione di oggetti religiosi". Adesso dunque la caccia è aperta allo scalpo di due aquile calve, ma solo per gli indiani.

Nicoletta Nencioli

ANSA

martedì 20 marzo 2012

Como, un corso della Provincia  
Diplomati 80 «cecchini» per sterminare i piccioni: «Sono una calamità»  
Caccia aperta sulle colline dove i volatili stanno creando gravi danni all'agricoltura
 
(Ansa)
COMO - Tiratori scelti per la caccia al piccione. Contro il proliferare dei volatili, l'assessorato alla caccia della Provincia ha promosso un corso di formazione mirato a rilasciare una patente speciale di «coadiutore nel controllo numerico del piccione». Ottanta i cacciatori che hanno superato la formazione e hanno ottenuto la licenza di uccidere. L'ordine partito da Villa Saporiti è inequivocabile: «Abbattere i piccioni torraioli». I volatili, proliferati a dismisura nell'ultimo periodo, stando alle segnalazioni degli agricoltori stanno creando danni irreparabili alle coltivazioni.
I problemi maggiori si registrano nella zona delle colline comasche, dove è seriamente a rischio la germogliazione della soia e del pisello proteico. L'assessore alla caccia - che, ironia della sorte, si chiama Mario Colombo - prima di chiamare alle armi i cacciatori ha provato con metodi naturali, polveri repellenti e mangimi sterilizzanti. I volatili però si sono rivelati un osso più duro del previsto. «Sono migliaia - ammette l'esponente della giunta -. Infestano le stalle e i magazzini nei quali sono conservati i mangimi per gli animali. Oltre a distruggere i campi danneggiando i raccolti, creano anche problemi igienici». Non resta che imbracciare i fucili.
Per ottenere la licenza, i cacciatori hanno superato un corso di formazione sulla biologia della specie, i problemi specifici e i profili di responsabilità legati agli interventi programmati contro i volatili. Già dal prossimo fine settimana, con lo scoccare della primavera, gli ottanta cacciatori di piccioni patentati saranno autorizzati a sparare senza limiti. Gli agricoltori più esasperati potranno rivolgersi al settore Caccia della Provincia per chiedere interventi mirati. «La proliferazione incontrollabile di questi volatili - conclude Mario Colombo -, è un segnale di allarme a livello ambientale. La natura non riesce più ad autoregolamentarsi e siamo costretti a intervenire. Non potevamo aspettare oltre, gli agricoltori stanno subendo troppi danni. Ora chiunque lo desideri potrà richiedere l'intervento dei cacciatori specializzati».

Anna Campaniello 

20 marzo 2012
www.corriere.it

giovedì 15 marzo 2012

La Peta denuncia l'uso di purosangue non più adatti e imbottiti di droghe  
Muoiono i cavalli sul set, Hbo sospende «Luck» 
 Interrotta al termine della prima stagione la fiction con Dustin Hoffman e Nick Nolte. Tre animali morti nelle riprese
 
Una scena tratta da un episodio di «Luck», serie tv incentrata sul mondo delle corse ippiche (Reuters)
MILANO - Tre cavalli morti come «effetto collaterale» delle riprese di una serie televisiva che aveva tra i propri protagonisti anche Dustin Hoffman e Nick Nolte. Si chiama «Luck», che in inglese significa fortuna. Ma la vera fortuna è che la Hbo, l'emittente che la produce, abbia deciso di sospenderla. Visti i buoni riscontri di pubblico avrebbe dovuto esserci una seconda stagione, ma i produttori David Mich e Michael Mann, assieme ai vertici del canale, hanno deciso di non procedere ulteriormente con le riprese. Una scelta, fanno sapere, adottata «a malincuore» ma che nasce dalla constatazione di come le ragioni della sicurezza vengano prima di tutto: «Abbiamo sempre fatto il possibile per mantenere uno standard che fosse il più alto possibile - spiega un comunicato diramato mercoledì sera -, ma purtroppo gli incidenti capitano ed è impossibile garantire che non si ripetano in futuro».
 
Nick Nolte e Dustin Hoffman, protagonisti della fiction (Reuters)
ANIMALI A RISCHIO - Lo stop deciso da Hbo è stato accolto con grande favore dalle associazioni animaliste americane, a partire dalla Peta che a più riprese aveva chiesto alla Hbo di utilizzare immagini di repertorio di corse ippiche anziché ricrearle ex novo utilizzando cavalli non più in attività. Proprio questa sarebbe l'origine di tutti gli inconvenienti: per girare le scene di gara sarebbero stati utilizzati animali che effettivamente hanno alle spalle una lunga carriera negli ippodromi - non certo i purosangue ancora attivi, che nessun proprietario metterebbe a repentaglio per una fiction televisiva -, ma che non hanno ovviamente modo di capire la differenza tra una competizione vera e propria e una simulata in funzione cinematografica. Di conseguenza, una volta usciti dai cancelli della linea di partenza, per un retaggio del loro recente passato, i cavalli iniziano a correre con tutta la foga di cui dispongono, salvo non avere più né il fisico né l'allenamento di un tempo. La conseguenza è che, come sottolineato dalla tv, gli incidenti alla fine succedono. Ma evidentemente, in certe condizioni, sono tutt'altro che fortuiti. 
 
ANCHE DROGHE - Non solo: secondo Peta non sarebbero mancati episodi di utilizzo di droghe per indurre gli animali a rendere al massimo davanti alla macchina da presa e a non avvertire dolori fisici e reumatici. A dare informazioni al gruppo animalista sarebbero stati degli informatori vicini alla produzione che hanno di volta in volta fornito aggiornamenti su quanto stava accadendo sul set e sulle condizioni degli animali. E che Peta ora ringrazia pubblicamente. 

Alessandro Sala
twitter @alsfiles
 

15 marzo 2012 

www.corriere.it

mercoledì 14 marzo 2012

MOLTI CARNIVORI HANNO SMARRITO... IL GUSTO
Iene, foche, lontre...   
 
http://www.animalieanimali.it/Images//Img1-52522.jpg14 marzo 2012 - Molti carnivori hanno perso il gusto. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia di Scienze Americane (Pnas) e coordinato da Peihua Jiang del Monell Center di Philadelphia secondo cui molti carnivori, tra cui lontre, iene e delfini, nel corso della loro evoluzione hanno perso alcuni geni che controllano i recettori grazie ai quali è possibile percepire alcuni sapori, come il dolce e l'umami. Condotto analizzando il Dna di 12 specie di mammiferi carnivori che si cibano o di carne o pesce, lo studio ha dimostrato la perdita del gene del sapore dolce, chiamato Tas1r2, in otto di esse. Fra queste vi sono leoni marini, foche con la pelliccia, foche del Pacifico, la lontra con gli artigli asiatica, le iene maculate, e i delfini dal naso a bottiglia. Nel caso dei leoni marini e dei delfini dal naso a bottiglia risulta una disfunzione anche nel gene dell'umami, e ciò suggerisce che in queste due specie vi sia un'assenza della percezione del gusto dolce e dell'umami. Per confermare il risultato i ricercatori hanno condotto sugli stessi animali anche dei test comportamentali, nei quali è stato osservato per esempio che la lontra asiatica non preferisce i composti dolci, coerentemente con la perdita del gusto dolce e una dieta carnivora, mentre gli orsi dagli occhiali preferiscono per esempio i cibi dolci in conformità con i recettori funzionanti del gusto dolce e la dieta onnivora. Gli autori suggeriscono che la perdita della funzione dei recettori del gusto è un fenomeno molto diffuso nei carnivori correlato alla dieta e al modo di cibarsi di questi animali che mangiano ingoiando grossi pezzi di cibo senza masticare. "Gli animali vivono in diversi mondi sensoriali e ciò è particolarmente vero per il cibo" ha osservato uno degli autori, il biologo comportamentale Gary Beauchamp, del Monell Center. "Le scoperte - ha proseguito - forniscono ulteriori evidenze che ciò che agli animali piace mangiare, incluso l'uomo, è in accordo con la loro biologia, come in questo caso i recettori del gusto".

(ANSA)
IL CASO
Vuole donare gli embrioni congelati per la ricerca. 
La clinica:« la legge lo vieta»
Una vedova di Nassiriya dieci chiede gli embrioni, ma dopo il no si profila il ricorso alla Corte di Strasburgo per i diritti dell'uomo
 
ROMA - Cinque embrioni congelati dal 2002 in una clinica romana. La proprietaria che torna a richiederli lo scorso gennaio, dunque dopo dieci anni, non per avviare un programma di procreazione assistita. Ma per donarli «affinché vengano utilizzati per la ricerca scientifica sulle cellule staminali». Il responsabile del centro che si rifiuta di cedere le paillettes dove i frutti del concepimento sono conservati, immersi in azoto liquido: «Non lo permette la legge». E adesso si profila concretamente l’ipotesi di un ricorso da parte della donna alla Corte europea di Strasburgo per la difesa dei diritti dell’uomo. 
 
LA FECONDAZIONE ASSISTITA - Storia unica, senza precedenti. Lei è Adele Parrillo, vedova di una delle vittime dell’eccidio di Nassiriya. Il 12 novembre del 2003 assieme ai militari italiani uccisi da un camion-bomba perse la vita anche il suo uomo, il regista Stefano Rolla. L’anno prima, non riuscendo ad avere figli, Adelina e Stefano avevano deciso di avviare un programma di fecondazione assistita all’European Hospital, sede di uno dei migliori centri italiani di medicina e biologia della riproduzione, diretto da Ermanno Greco. I cicli di trattamento avevano portato allo sviluppo di cinque embrioni, destinati all’impianto, nella speranza che sbocciassero in un bambino. Ma pochi mesi dopo Stefano è morto. 
LA RICHIESTA DI DONAZIONE - Ora la Parrillo, difesa dall’avvocato Nicol Paoletti, in una lettera inviata all’European rivuole indietro il suo piccolo scrigno: «Sono trascorsi diversi anni, purtroppo nel frattempo il mio compagno è deceduto, non intendo più procedere all’impianto e desidero donare gli embrioni affinché vengano utilizzati per la ricerca scientifica sulle cellule staminali. La prego pertanto di metterli a mia disposizione». Mantiene un rispettabile riserbo col Corriere: «Non voglio parlare perché con le mie parole potrei compromettere l’esito dell’azione legale. Indipendentemente dalla mia vicenda personale sono da sempre favorevole alla sperimentazione sugli embrioni. E’ un atto di civiltà. Piuttosto che buttarli via. Non capisco perché per veder riconosciuti principi di civiltà bisogna sempre sfinirsi». 
LA RISPOSTA DELLA CLINICA - Nella sua risposta Greco si rifà alla legge 40: «Allo stato attuale la ricerca è consentita solo per perseguire finalità terapeutiche e diagnostiche volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione. Qualsiasi altra attività è vietata penalmente sanzionata». Un caso spinoso. Filomena Gallo, avvocato, docente di legislazione nelle biotecnologie in campo umano, segretario dell’associazione Luca Coscioni si limita a osservazioni tecniche: «Il divieto della legge 40 presenta profili di incostituzionalità perché limita la libertà di ricerca riconosciuta dalla Carta all’articolo 33. Oggi i nostri scienziati acquistano le linee staminali embrionali all’estero perché non possono estrarre staminali dagli embrioni italiani frutto di cicli di riproduzione assistita. Quelli non idonei per la gravidanza vengono abbandonati e il governo non ne decide il destino nè vengono trasferiti all’ospedale Maggiore di Milano come era previsto». La questione potrebbe diventare materia di ricorso alla Corte di Strasburgo che a sua volta la girerebbe al governo italiano. 

Margherita De Bac

mdebac@corriere.it
 
14 marzo 2012
www.corriere.it

sabato 10 marzo 2012

Scoperti due nuovi gruppi sanguigni

Un team di ricercatori americani scopre due nuovi gruppi sanguigni portando così a 30 il numero di quelli conosciuti. Ma come? Non erano solo 4?
 
10 marzo 2012 - I gruppi sanguigni non sono i quattro che tutti conosciamo – A, B, AB e 0 – ma molti di più: con gli ultimi 2 appena scoperti da un gruppo di ricercatori dell' Università del Vermont il totale sale a 32.
I due nuovi gruppi, battezzati Junior e Langreis in onore dei portatori, sono stati identificati isolando due proteine mai osservate prima nei globuli rossi dei due pazienti.

Raro ma vero

I diversi gruppi sanguigni si caratterizzano per la presenza di antigeni sulla superficie dei globuli rossi: si tratta di macromolecole capaci di interagire con il sistema immunitario. Le due recentemente scoperte dagli scienziati americani sono le proteine e ABCB6 e ABCG2.
Gli individui con sangue appartenente a uno dei nuovi gruppi sono molto rari e concentrati in alcune zone del pianeta: i ricercatori stimano che in Giappone ci siano almeno 50.000 persone con gruppo sanguigno Junior negativo che potrebbero avere problemi con le trasfusioni di sangue o, nel caso di donne in gravidanza, manifestare incompatibilità con il bambino che portano in grembo.

Se non lo conosci, non lo cerchi

Il problema dei gruppi sanguigni rari o sconosciuti non è solo la scarsità di donatori, ma anche la mancanza nel laboratori di analisi dei reagenti necessari a identificarli. «Grazie a questa scoperta il test per i nuovi gruppi sanguigni entrerà nella routine, perchè ora sappiamo cosa cercare» ha spiegato alla stampa Bryan Ballif, biologo presso l'Università del Vermont.
I risultati di questo studio permetteranno ai medici di arrivare meglio preparati alle trasfusioni o ai trapianti di organi e tessuti su pazienti con gruppi sanguigni rari: «Molto spesso le crisi di rigetto hanno cause ignote, che però potrebbero essere riconducibili alla presenza di questi antigeni» spiega Ballif.

Eccesso di autodifesa
La reazione è causata dal sistema immunitario del ricevente che non riconosce come suoi i tessuti trapiantati o il sangue trasfuso e attiva tutte le difese utili a scacciare il presunto intruso. Tramite gli anticorpi, l'organismo inizia quindi a combattere se stesso.

La ricerca non è però conclusa: Ballif e i suoi colleghi ipotizzano la presenza di almeno altri 10 o 15 gruppi sanguigni oggi sconosciuti. «Anche se si tratta di gruppi estremamente rari, per i portatori è una delle cose più importanti da sapere» conclude lo scienziato.

www.focus.it

venerdì 9 marzo 2012

Le persone sono convinte che il proprio corpo non può essere distrutto dal cibo che mangiano
 
04 marzo 2012

Evoluzione dell'obesitàUn reiterato consumo di proteine di origine animale sono devastanti per la salute dell'essere umano!
Le persone che assumono abitualmente proteine animali, compresi latticini, volatili, uova e pesci, sono fortemente predisposte ad ammalarsi di patologie gravissime, come il cancro e le malattie autoimmuni.
La maggior parte delle persone sono convinte che il proprio corpo non può essere distrutto dal cibo che consumano. Questo modello di pensiero basato sull'invincibilità è solo una puerile illusione! Esse sono ignare del fatto che una scorretta alimentazione sta generando una epidemia che si sta diffondendo a "macchia d'olio" in tutto il mondo. Tanti medici non sono ancora riusciti ad individuare le cause di questa epidemia e non sanno che le cure farmacologiche, che prescrivono ai loro pazienti, sono riconosciute come la terza causa di morte nel mondo occidentale

«Siamo arrivati al punto in cui il progresso medico sta in realtà vendendo malattie»,

questo è quanto sostiene il dottor Caldwell B. Esselstyn Jr., chirurgo presso la Fondazione dell'Ospedale di Cleveland ed autore del libro "Prevenzione e guarigione delle patologie cardiache".
Sono stati pubblicati centinaia di studi, condotti dalle istituzioni mediche più prestigiose di tutto il mondo, su prestigiose riviste scientifiche. Tutti indicano chiaramente come alcune tipologie di alimenti contribuiscano ad un cattivo stato di salute. Quasi tutte le persone non sanno come preservare la propria salute mediante una sana alimentazione.

I dati sono sconvolgenti:

l'American Cancer Society riporta che il 47 per cento degli uomini e il 38 per cento delle donne si ammalerà di cancro nel corso della vita; una su quattro di queste persone verrà uccisa prematuramente dal cancro. Secondo l'Istituto Nazionale dei Tumori il numero degli statunitensi in cui ogni anno viene diagnosticato il cancro raddoppierà nei prossimi 50 anni.
Il risultato dell'attuale situazione sanitaria del mondo occidentale è che la gente muore nonostante che si abbiano le risorse per evitarlo. Le motivazioni di questa situazione - spiega il dottor Neal Barnard, professore presso la George Washington University - sono da imputare esclusivamente all'assunzione di proteine animali, compresi latticini, volatili, uova e pesci. Nell'ultimo secolo il consumo di prodotti animali ha ucciso più persone degli incidenti stradali, di tutte le guerre e di tutti i disastri naturali messi insieme.

La soluzione?
Abbandonare ogni tipo di cibo a base di proteine animali. LA DIETA VEGANA INSEGNA COME FARE!
Nel video « Un equilibrio delicato » viene spiegato dettagliatamente l'approccio proteine animali e cancro: http://www.youtube.com/watch?v=iXF0Fas2hGs&feature=player_embedded

http://www.ecplanet.com

mercoledì 7 marzo 2012

ANIMALI SALVATI NON SONO UN LUSSO! NO A SPESE VET IN REDDITOMETRO 
Associazioni rivolgono un appello al Governo

7 mar 12 - Con una lettera congiunta, le associazioni Enpa, Lav, Leidaa, Lega nazionale difesa del Cane hanno sollecitato l’intervento del Presidente del Consiglio Monti, al Ministro della Salute Balduzzi e al Sottosegretario alla Salute Cardinale affinché le spese veterinarie siano tolte dal redditometro.
http://www.animalieanimali.it/Images//Img1-52468.jpg
Le associazioni, ricordando come inclusione delle spese veterinarie tra gli indici di ricchezza abbia trovato il disappunto non solo degli animalisti e di numerosissimi cittadini che convivono con cani e gatti, ma anche quella del mondo della politica e della veterinaria, sottolineano come tali spese non possono e non debbano essere specchio di agiatezza: gli animali, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona dell'Unione europea e dal Codice Deontologico dei Medici Veterinari, sono esseri senzienti, non beni di lusso e come tali hanno il diritto alla tutela del loro benessere e della loro salute, garanzie queste che devono essere assicurate tanto più in una fase così delicata per l’economia di molte famiglie.

“Da non trascurare,” - affermano le associazioni - anche come, molto spesso, chi vive con un cane o un gatto debba già sostenere dei sacrifici per provvedere alle sue cure e per poter affrontare le spese veterinarie.” e proseguono – “Garantire cure veterinarie e interventi di prevenzione quali vaccinazioni e sterilizzazione, costa spesso grande fatica. Assicurare ciò non è né può certamente essere sintomo di ricchezza, bensì di attenzione, civiltà, e, come nel caso della sterilizzazione anche di scelta consapevole e volontà di dare un contributo concreto alla lotta al randagismo, contributo che peraltro fa risparmiare molto alla collettività.”

Da tener ben presente anche come in Italia i milioni di persone che vivono con un animale domestico, siano già gravate da una misura estremamente penalizzante: l'aliquota Iva più alta sulla salute degli animali (dal 20 al 21%); e sui loro alimenti (dal 20 al 21%), aliquota che può essere foriera di rischio di abbandono e di rinuncia alla proprietà come dimostrano i conferimenti in canile a causa delle difficoltà economiche di tante famiglie, fenomeno quest’ultimo in sensibile aumento.

Le associazioni concordano su come in luogo di utilizzare le spese veterinarie quali indici di ricchezza, sia necessario invece introdurre importanti misure per il benessere animale e il contrasto del randagismo quali l'aumento della soglia di detraibilità delle spese veterinarie rendendola totale per chi adotta un animale abbandonato e la riduzione dell’IVA sul cibo per animali e sulle cure veterinarie al 10% per chi ha adottato animali o non li tiene per scopo di lucro.

www.animalieanimali.it
GIAPPONE

Terzo giorno di ricerche per il pinguino in fuga

L'animale è scappato da uno zoo acquario di Tokio
 
La foto mandata via mail allo zoo del pinguino in fuga (The Japan Times Online)MILANO - Per il terzo giorno consecutivo, è caccia al pinguino, a Tokyo. L'esemplare, un cucciolo di un anno di età, sarebbe fuggito da un acquario della capitale, scavalcando le mura di recinzione. Evidentemente non pago dei pasti regolari e della compagnia dei suoi pennuti compagni, il pinguino n.337 è scappato nel fine settimana da un parco acquatico: ha scalato una roccia, si è infilato in un varco del recinto e si è dileguato.
COME "MADAGASCAR" - E adesso, da almeno tre giorni il personale del parco acquatico Tokyo Sea Life sta setacciando gli argini della capitale a caccia del fuggitivo pennuto, che finora ha lasciato tutti con un palmo di naso. I responsabili del parco, situato sulle rive della baia di Tokyo, in realtà non si erano accorti di nulla fin quando non è giunta per e-mail una foto del pinguino Humboldt che fa il bagno e nuota tranquillo alla foce del fiume Edogawa, che sfocia nella baia. Per il vice-direttore del parco, Kazuhiro Sakamoto, si tratta di una fuga felice, un po' come quella raccontata dal film-animato Madagascar, innescata dalla giovane età del pinguino che ha poco più di un anno, «dalla sua curiosità e il suo desiderio d'avventura». Il parco ha già ricevuto notizia di otto avvistamenti, «ma nessuno è stata davvero utile», ha ammesso sconsolato un addetto. C'è però ottimismo sulla possibilità di recuperare l'animale. «Riteniamo che sia nelle vicinanze e che si sia trovato un posticino in cui dormire tranquillo», ha detto Sakamoto. E proprio quando dorme, sperano di acciuffarlo: «È praticamente impossibile prenderlo quando è in acqua, perchè nuota a una velocità tremenda. Speriamo di intercettarlo quando sale sulla terraferma per schiacciare un sonnellino».


 7 marzo 2012 

www.corriere.it

martedì 6 marzo 2012

SALVATI SEI DAINI DAL MACELLO. ORA VIVONO A GRIANTE
In Lombardia
 
http://www.animalieanimali.it/Images//Img1-52459.jpg6 marzo 2012 - Erano destinati all'abbattimento: sedici daini, fra i quali numerosi cuccioli, avrebbero fatto una brutta fine e invece continueranno a vivere grazie all'intervento delle Giacche verdi del raggruppamento della Lombardia.
Un drappello formato da trenta volontari comaschi ha organizzato domenica a Cenate Sopra, in provincia di Bergamo, un intervento di salvataggio in piena regola: “armati” di tanta buona volontà, narcotico e con le reti messe a disposizione dal settore caccia della Provincia di Como, sono riusciti a bloccare prima e sedare dopo questi splendidi esemplari.
Il branco di 16 daini era destinato a morte sicura in quanto il proprietario, non potendoli più tenere, aveva ottenuto il permesso di abbattimento. Ora, invece, continueranno a vivere all'interno di tre aree protette dove sono stati accolti: quattro sono a Griante, gli altri a Borno (in provincia di Brescia) e Motta Visconti (Milano).
Il lavoro delle Giacche verdi, note in passato per aver salvato i cavalli del Bisbino, non è stato per nulla facile: il primo tentativo, nelle scorse settimane, non era andato a buon fine ma questa volta tutti i daini sono stati sedati, legati, bendati e infine trasportati a brucare l'erba in una nuova dimora. All'operazione hanno partecipato le Giacche verdi intelvesi, del Parco del Ticino e della Valcamonica oltre ad alcuni veterinari.

da www.laprovinciadicomo.it

domenica 4 marzo 2012


PARTITA DA VADO NUOVA CAMPAGNA STUDI SU SANTUARIO DEI CETACEI
Le tratte coperte oggi sono Savona-Bastia, Nizza-Calvi, Livorno-Bastia, Livorno-Golfo Aranci, Civitavecchia-Golfo Aranci e Tolone-Ajaccio
 
http://www.animalieanimali.it/Images//Img1-52434.jpg 2 marzo 2012 - E' ripresa da Vado Ligure (Savona) la sesta stagione del monitoraggio dei cetacei dalle navi di Corsica Sardinia Ferries, nello spazio marino conosciuto come Santuario dei cetacei. La campagna di studi viene svolta sotto il coordinamento di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e la partecipazione di Fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), Accademia del Leviatano e studenti delle Università di Genova e Pisa.

Le tratte coperte oggi sono Savona-Bastia, Nizza-Calvi, Livorno-Bastia, Livorno-Golfo Aranci, Civitavecchia-Golfo Aranci e Tolone-Ajaccio. Queste collaborazioni permettono un monitoraggio significativo del Santuario Pelagos, che si estende dalla costa francese alla costa della Toscana, fino al nord della Sardegna. La campagna di studi è partita per la prima volta nel 2007. Il progetto si è poi esteso a tutto il Mar Ligure grazie a nuovi partner: Fondazione CIMA, Università di Pisa e Accademia del Leviatano. Dal 2011 ha assunto un carattere internazionale, grazie all'interesse francese del Santuario Pelagos e al coinvolgimento dell'Istituto EcoOcean.


(ANSA)

sabato 3 marzo 2012

Il volo delle gru nei cieli di Venezia

Il volo delle gru nei cieli di Venezia 
L'incredibile viaggio di uno stormo migratore nei cieli della Laguna, documentato dalle riprese della BBC



Un tempo Venezia era una zona paludosa dove gli stormi di gru migratrici potevano sostare, riposarsi e rifocillarsi. Ora questi pennuti devono accontantarsi di godersi il paesaggio mentre continuano a volare.

Lo straordinario viaggio degli uccelli dall'Africa è stato documentato in un documentario della BBC, le cui immagini sono state girate grazie a un espediente particolare. Le gru hanno seguito fedelmente un deltaplano adottato come mamma, che le ha condotte in Laguna. Nel deltaplano era sistemato un operatore che ha filmato nei dettagli ogni momento del volo.


www.focus.it
LA SCOPERTA DI RICERCATORI SVEDESI E SPAGNOLI
Quel nostro antenato che morì di freddo  
Una nuova teoria sulla scomparsa dell'uomo di Neanderthal:
il suo Dna dimostra che era meno resistente al clima

MILANO - Che fine fecero i nostri cugini neandertaliani vissuti a lungo in Europa prima di noi? Ora scrutando nel Dna estratto nei resti fossilizzati di 13 uomini vissuti tra l’Europa e l’Asia in un periodo tra 100 mila e 35 mila anni fa, ricercatori svedesi e spagnoli sono riusciti a precisare che cosa accadde ai lontani parenti. Esattamente 50 mila anni fa la maggior parte di loro si estinse dalla scena europea, quindi migliaia di anni prima che i nostri antenati Homo sapiens arrivassero dall’Africa. Un piccolo gruppo, però, riuscì a sopravvivere per altri 10 mila anni rifugiandosi verso l’ovest europeo. Poi la specie scomparve definitivamente.
Un teschio di uomo di Neanderthal
«Il fatto che questi remoti primitivi fossero quasi estinti, che recuperassero in extremis e che tutto ciò succedesse prima di un possibile contatto con gli umani moderni è una sorpresa — ammette Love Dalén del Museo di storia naturale di Stoccolma —. Anche perché dimostra come quella specie fosse molto più sensibile e vulnerabile ai cambiamenti climatici in corso nel periodo conclusivo dell’ultima era glaciale rispetto a quanto si era pensato finora». La prova della debolezza sarebbe nascosta proprio nel Dna esaminato e appartenente all’ultimo gruppo emigrato ad ovest il quale presenta minori variazioni genetiche rispetto agli altri vissuti in precedenza in zone diverse.
L'arcata dentaria
L’uomo di Neanderthal era così battezzato perché le sue prime tracce vennero trovate da Johann Fuhlrott nel 1856 in una grotta di Feldhofer nella valle di Neander, in Germania. Ricostruendone la storia si stabilì la sua presenza già oltre centomila anni fa e sino a circa 40 mila anni fa. E qui è nato l’enigma scientifico al quale i paleontologi cercano di trovare risposta, soprattutto per quanto riguarda la sua fine. Intanto è dato ormai sicuro che tra la loro specie e la nostra ci sia stata un’ibridazione, prima esclusa, perché parte del loro materiale genetico è stato trovato anche nel nostro Dna. Poi si aggiungeva che la scomparsa fosse dovuta ad una eccessiva specializzazione e che il confronto con l’uomo moderno lo abbia visto perdente. Adesso la causa prevalente pare invece legata al cambiamento climatico, come spiegano i ricercatori sulla rivista Molecular Biology and Evolution. Neanderthal lavorava le pelli e le usava per vestirsi unendole con fermagli d’osso: una prova, questa, di una certa abilità tecnica.  

Giovanni Caprara
3 marzo 2012 | 8:00

www.corriere.it

venerdì 2 marzo 2012

La bile dell'orso
L'orso tibetano, "orso della Luna" per i più romantici, è torturato e sfruttato per l'estrazione della bile, che diventa poi ingrediente per medicinali, vini, shampoo e bevande. Se gli va bene (agli orsi) riescono a uccidersi. Altrimenti la tortura dura 20-25 anni, ossia tutta la vita.
 

2 marzo 2012 - Medicinali, vini, shampoo e bevande della tradizione asiatica (in particolare di Cina, Corea e Vietnam) contengono un ingrediente prelibato - per palato, pelle e salute degli asiatici: bile d'orso. Che viene estratta con un trattamento particolarmente crudele: il liquido viene estratto come da un rubinetto, attraverso un catetere permanente impiantato nell'intestino. La sofferenza è tale che molti animali impazziscono letteralmente dal dolore, che tentano di vincere sbattendo violentemente la testa contro le sbarre delle minuscole celle in cui vivono e persino artigliandosi o mordendosi fino a strapparsi gli intestini. I più fortunati muoiono, ma nella maggior parte dei casi vengono messi in condizione di non potersi fare del male: vengono loro limati i denti ed estratti gli artigli. Ai più testardi vengono amputate le zampe.

NON APRITE QUELLA PORTA

Le fattorie della bile nascono alla fine degli anni '70 ma vengono "scoperte" solamente nel 1993 grazie alle denuncie di Jill Robinson, coraggiosa signora inglese attiva per i diritti degli animali, che nel '95 riesce a liberare i primi esemplari e nel '98 fonda l'Animals Asia Fundation (AAF), creando oasi in Cina e Vietnam dove accogliere gli orsi salvati dalle fattorie.

«Nelle oasi abbiamo equipe di specialisti in vari campi», racconta a Focus.it Antonello Palla, della sezione italiana dell'AAF. «In genere, il primo intervento a cui vengono sottoposti gli animali è l'asportazione della cistifellea, perché irrimediabilmente compromessa. Poi ci sono le infezioni, le malattie, le mutilazioni... Abbiamo persino una equipe di psicologi per aiutare gli esemplari più instabili. Ma l'aspetto peggiore di queste pratiche disumane è che non c'è una vera necessità, neppure tenendo conto della "tradizione": ci sono infatti 54 opzioni alternative, erboristiche e di sintesi, che possono sostituire la bile nella produzione degli stessi prodotti.»

Emanuela Lombardi

www.focus.it
Il legno illegale della cartiera

1° marzo 2012 - Si appresta a divenire la più grande cartiera del mondo, ma la via del successo è un tracciato nella deforestazione, che spazza via per sempre l'habitat della Tigre di Sumatra. Si chiama Asia Pulp & Paper (APP) e gli alberi abbattuti si trovano in prodotti di uso comune. "Zero tolleranza verso il legno illegale" dichiara la APP, ma una indagine di Greenpeace mostra che le sue cartiere si riforniscono di legni protetti dalla legge e dai trattati internazionali, come il CITES.
I crimini ambientali del colosso cartario APP (Asia Pulp & Paper) contro specie a rischio come l'albero del ramino e la tigre di Sumatra, e le prove della presenza di fibre provenienti da deforestazione in prodotti di uso comune venduti da marchi come Xerox, Danone e National Geographic sono elementi centrali del rapporto di Greenpeace.

giovedì 1 marzo 2012

Ma gli scienziati sono divisi se questi cnidari stanno effettivamente aumentando 
Troppe meduse fanno «ammalare» i mari  
Divorano i batteri mangia-CO2 che evitano l'acidificazione dell'acqua e il rilascio di anidride carbonica in atmosfera
 
MILANO - Mentre si lamenta la crescita della popolazione di meduse nei mari dell'intero pianeta, prende forma l'ipotesi di un loro ruolo attivo nell'acidificazione degli oceani. Secondo lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences da un team di ricerca del Virginia Institute of Marine Science, le meduse sarebbero infatti corresponsabili del rallentamento di un processo fondamentale: quello che vede i batteri marini digerire e trasformare i resti animali.
BATTERI - I batteri marini deputati alla decomposizione gestiscono bene i vertebrati, da cui riescono ad assorbire carbonio, fosforo, azoto e altri elementi chimici. Al termine del loro lavoro, questi batteri reimmettono nella catena alimentare una serie di nutrienti preziosi per l'intero ciclo della vita acquatica. Con invertebrati come le meduse, le cose cambiano. La quantità di carbonio prodotta dai batteri per trasformare le carcasse degli invertebrati in biomassa è troppo alta per essere completamente assorbita: non gli rimane che restituirla sotto forma di anidride carbonica. Che finisce nell'atmosfera.
  Le meduse del mondo    Le meduse del mondo    Le meduse del mondo    Le meduse del mondo    Le meduse del mondo

VELOCITÀ MAI VISTA - «Gli oceani», spiega Carol Turley, ricercatrice presso il laboratorio marino della Plymouth University, «sono riusciti sinora a tamponare l'effetto dei cambiamenti climatici, raccogliendo e rielaborando, nel corso degli ultimi duecento anni, il 25% dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo. Se però la CO2 aumenta, aumenta anche l'acidità dell'acqua. Questo è quello che sta succedendo oggi, a una velocità mai vista in 600 milioni di anni». E non è finita.
VORACITÀ - Le meduse potrebbero contribuire al peggioramento del problema anche a causa della loro voracità. Questi animali divorano enormi quantità di plancton (privando in tal modo i pesci più piccoli del nutrimento necessario), ma non vengono a loro volta divorati con uguale rapidità: squali e tonni, loro abituali predatori, sono sempre di meno. Nel trasferimento di energia all'interno della catena alimentare si inserisce così un impaccio ulteriore.
FALSI PRESUPPOSTI - Ma nel panorama scientifico globale c'è anche chi considera l'intero problema fondato su falsi presupposti. Secondo Carlos Duarte, scienziato presso il Consiglio superiore di ricerca scientifica spagnolo e tra i fondatori del Global Jellyfish Group, non esistono prove certe che dimostrino l'eccezionalità del numero attuale di meduse. La loro popolazione, afferma Duarte, nel corso dei decenni è effettivamente cresciuta in alcune regioni, mentre è diminuita o ha fluttuato in altre aree. Per comprendere la situazione, sostiene, è necessario «condividere i dati e fornire prove scientifiche, non speculazioni». Nelle speranze di Duarte, la creazione di un apposito database permetterà agli scienziati di capire se le meduse sono realmente cresciute di numero; se ciò è successo per effetto dell'uomo; oppure, se si tratta semplicemente di una maggiore attenzione alla loro presenza dovuta all'impatto di questi animali su settori economicamente strategici come pesca e turismo. 

Elisabetta Curzel 

29 febbraio 2012 
 (modifica il 1 marzo 2012)
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